Solo perché non ci credete non vuol dire che non sia vero.
(Katherine Howe)

Non tutte le esplorazioni sonno uguali, alcune sono più emozionanti di altre come questa in una vecchia villa abbandonata in centro paese, avvolta da un’aura di mistero e nascosta dall’edera e dai rovi. Nella stanza principale, di fianco al pianoforte, su una mensola di legno ormai consumata dal tempo, c’era un barbagianni impagliato. Gli occhi di vetro sembravano seguirmi ovunque, e per un attimo mi parve che il silenzio della casa fosse rotto da un battito d’ali inesistente. Accanto al barbagianni, un vecchio libro con la copertina di cuoio logora e una scritta incisa a mano in latino: “Striga”.
Fu allora che mi ricordai di una lezione di etimologia. La parola “strega” deriverebbe proprio dal latino “striga” e “stryx” — termini che indicavano creature notturne come la strige e il barbagianni. In greco antico, “strygx” aveva un significato analogo. Mi sembrò quasi poetico che quella casa, abitata da un barbagianni (seppur impagliato), potesse essere un luogo magico. Col passare dei secoli, il termine “strega” aveva perso il suo legame con gli uccelli notturni per assumere un significato più ampio: esperta di magia e incantesimi. Era possibile che quella casa fosse appartenuta a una di quelle donne che il mondo aveva definito “streghe”?
Continuai ad esplorare, osservando i quadri che raccontavano i nomi di erbe e funghi velenosi, sfogliando pagine di pergamene ingiallite e fotografando i ricordi dimenticati. Ogni angolo della casa sembrava sussurrare storie di magia e antiche conoscenze. Eppure, non mi sentivo minacciata. Anzi, mi sembrava di essere accolta da una presenza benevola.
Prima di uscire mi fermai di nuovo davanti al barbagianni. Era come se mi sfidasse, immobile e solenne, a riflettere su cosa stessi cercando davvero. “Chissà quale incantesimo mi avrà fatto,” pensai tra me e me, accarezzando l’idea che qualcosa di straordinario potesse accadermi. “Forse finalmente sarò diventata più buona?” Un sorriso ironico si affacciò sulle mie labbra. “No,” mi risposi subito, “per quello non basta un incantesimo.”
Con un’ultima occhiata al barbagianni e al libro, lasciai la casa. L’aria sembrava più leggera, e il cielo sopra di me più limpido. Non sapevo se fossi cambiata davvero, ma un pensiero mi accompagnò fino a casa: forse la vera magia non è negli incantesimi, ma nel modo in cui scegliamo di vedere il mondo.

























